

Il mondo delle scommesse online si prepara a convivere con un sistema di autoesclusione più articolato e meno standardizzato. Dal 1° febbraio le nuove regole introdotte da ADM ridisegnano il modo in cui gli utenti possono limitare o interrompere l’accesso al betting digitale, con effetti diretti su conti gioco, abitudini e tempi di rientro.
Nel modello precedente l’autoesclusione funzionava in modo uniforme. Chi decideva di fermarsi veniva bloccato su tutti i siti autorizzati, senza differenze tra scommesse sportive, virtuali o altri prodotti. Le opzioni erano poche e predefinite, e spesso non riflettevano il reale comportamento degli scommettitori, che alternano periodi di attività intensa a fasi di totale inattività .
La riforma introduce una logica più aderente alla realtà del betting. Lo scommettitore potrà scegliere se autoescludersi solo da alcune categorie, come le scommesse sportive live, oppure estendere il blocco a più aree. Questo consente di intervenire in modo mirato su quei contesti dove il controllo tende a ridursi, ad esempio durante eventi frequenti o sessioni prolungate.
Anche i tempi cambiano. La possibilità di selezionare periodi compresi tra 7 e 270 giorni offre una gamma molto più ampia rispetto al passato. Per chi utilizza le scommesse in modo saltuario, una settimana può essere sufficiente a spezzare un’abitudine. Per altri, periodi più lunghi permettono di allontanarsi senza ricorrere subito a una scelta definitiva.
Proprio l’autoesclusione a tempo indeterminato diventa più vincolante. Se attivata, la revoca sarà possibile solo dopo nove mesi. Questo rafforza il valore della decisione e riduce il rischio di rientri prematuri, spesso legati a grandi eventi sportivi o momenti emotivamente carichi. È un segnale chiaro verso una maggiore protezione nei confronti dei giocatori più esposti.
Dal punto di vista operativo, i bookmaker dovranno integrare sistemi più complessi e trasparenti. Per gli utenti delle scommesse online, invece, il messaggio è netto. Meno scorciatoie, più consapevolezza. La tutela non passa più da un semplice blocco temporaneo, ma da scelte ponderate che accompagnano il rapporto con il gioco nel lungo periodo.







